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Arbe Garbe

L'ERBA ACIDA E' SEMPRE LA PIU' BELLA

Arbe Garbe Farsi cacciare da un gruppo punk - reggae e decidere di fare musica popolare non è sicuramente un evento che capita spesso, soprattutto se correlato a tale scelta. E nei campi incolti della contaminazione friulana crescono gli ARBE GARBE, vale a dire le erbe cattive, acide, quelle cresciute nei fossi, nutrite dalle culture minoritarie soffocate da una industrializzazione selvaggia. Tutto questo avviene nel 1994 e da allora si susseguono svariate tappe concertistiche per i ragazzi che cureranno con estrema attenzione la parte lirica del loro lavoro utilizzando spesso dei testi poetici in lingua friulana e beneciana (quest'ultima propria della minoranza slovena del Friuli orientale). Nel 2002 finalmente nasce il loro primo lavoro discografico: JACUME! come per dire: "Tiriamo avanti! …è così!"

Una lenta processione di strumenti a fiati per circa due minuti dà il benvenuto ad uno scatenato ensemble composto di mandolino, violino, chitarra, trombe e fiati vari, batteria, basso, fisarmonica…insomma una tipica banda a metà tra il meridione ed i paesi slavi, con riferimenti talvolta celtici, talaltri progressive frammisti a punk. Ragazzi "nati tra gambe muscolose di contadine di ieri, che non bruciano l'animo con l'oro ingannatore ma, che combatteranno con musiche e poesie". Sovente ricorrono scenari di festa di paese, frammisti a campi di battaglia da troppo poco tempo abbandonati, con ricordi di campi di concentramento e connesse deportazioni. Assolutamente costante la compagnia dell'alcool che non lesina il rimembrare tristezze, delusioni e solitudini, ma anche la spensieratezza dei tipici villaggi montani (originale la foto di copertina!). E poi "…scrivere in cielo con quel vino il tuo nome".

"Cavallo pazzo" è sicuramente il pezzo più punk per chitarra elettrica e mandolino, i quali fanno da sottofondo alla lettura della dolce poesia di Mariangela Gualtieri. Ottima la rielaborazione di una canzone di Giovanna Marini "GAP" inerente ai fatti accaduti a Milano nell'autunno del 1943 "…ma allora per noi operai la liberazione è ancora da far…". Parecchio coinvolgente il cinismo, la simpatia e l'amore de "L'avion"; così come trascinante nel ritmo (tanto quanto gelida nei testi) "El bal dal cosac".

E sapendo che l'erba cattiva non muore mai, auguriamo agli Arbe Garbe musica e resistenza (casomai ne avessero bisogno nei riguardi di agenti globalizzanti travestiti da anticrittogamici, pesticidi e diserbanti vari).

P.S. interessanti i non ringraziamenti finali nell'inlay card.

 

Tarantula Rubra
UPRFOLKROCK, 2002

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